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Valutazione della Capacità di Carico Turistica PDF Stampa E-mail

Il concetto di “Capacità di Carico Turistica” (CCA) è emerso dalla Conferenza di Rio, nella condivisione degli stessi principi chiave di cui Agenda 21 si faceva portatrice:

  • Il concetto di uno sviluppo locale integrato; 
  •  La previsione di scenari futuri di sviluppo alternativi;
  • Lo sviluppo visto alla luce di indicatori di sostenibilità e qualità della vita;
  • L’importanza del partenariato con il settore privato e della partecipazione dei cittadini;
  • l’obiettivo di raggiungere una serie di programmi di azione nel breve, medio e lungo periodo.

 La strategia implicita nell’analisi della Capacità di Carico ha rappresentato una risposta al bisogno di cambiamento proveniente da molte destinazioni turistiche mature. Le diverse esperienze, raccolte in molte analisi della CCA, hanno dimostrato come il turismo sia, giunto a certi limiti, una delle attività capaci di adattarsi ai criteri di sostenibilità.

L’Analisi della Capacità di Carico Turistica è una metodologia formulata dall’UNEP – il Programma delle Nazioni Unite sulla Protezione Ambientale – nell’ambito del Priority Action Plan (PAP) “Sviluppo del Turismo nel Mediterraneo in armonia con l’ambiente” elaborato in seno al Mediterrean Action Plan (MAP) dal Regional Action Centre (RAC).

Il RAC promuove da 17 anni attività collegate a questa priorità, con l’attiva partecipazione di 14 paesi del Mediterraneo. L’avvio dell’attività nel 1985 si basava sull’esperienza del MAP, dalla quale emergeva come l’andamento socio-economico, unito ad una scarsa pianificazione e gestione dello sviluppo, fossero le cause della maggior parte dei problemi ambientali. Venne inoltre evidenziato come la protezione dell’ambiente debba essere strettamente collegata allo sviluppo economico e sociale. All’inizio del 1994, sulla base delle esperienze maturate nella prima fase dell’attività, una squadra di esperti elaborò le “Linee-guida per l’Analisi della Capacità di Carico Turistica nelle aree costiere del Mediterraneo” con l’obiettivo di fornire un ampio documento contenente la metodologia per l’analisi e la valutazione della capacità di carico, nonché di incorporare lo stesso all’interno della strategia di pianificazione e gestione integrata delle aree costiere del Mediterraneo.

La capacità di carico di una destinazione turistica può essere definita come:

il numero massimo di persone che possono visitare nello stesso momento una destinazione turistica, senza causare distruzione dell’ambiente fisico, economico e socio-culturale, portando ad abbassamento del livello di soddisfazione da parte dei visitatori.

Tale interpretazione della capacità di carico si è diffusa in molti paesi del Mediterraneo probabilmente per via del fatto che gli esperti che si occupavano di tali studi provenivano da paesi altamente sviluppati dell’Europa occidentale e dagli Stati Uniti, aree che erano, allo stesso tempo, le maggiori generatrici della domanda turistica. Caratterizzati da un alto livello di sviluppo, tali paesi avevano alti standard di capacità di carico e più ampie e materiali possibilità di implementazione delle misure, soprattutto per ciò che riguarda le sfere dell’ecologia e delle infrastrutture. Allo stesso tempo, la similarità degli stili di vita delle popolazioni residenti e dei turisti aveva portato a trascurare largamente la sfera socio-culturale, o a limitarla al cosiddetto approccio “ecologico”, finalizzato a mettere la popolazione locale delle destinazioni turistiche meno sviluppate sotto una sorta di “campana di vetro”, o ad utilizzarla negli studi come elementi in “provetta”. Ciò avveniva poiché il vecchio concetto della TCCA era applicabile esclusivamente nei paesi del Mediterraneo ad alto sviluppo, con simili livelli di civilizzazione, struttura della popolazione locale e dei turisti, come la Francia, l’Italia e la Spagna, ed a quelli caratterizzati da uno sviluppo medio come la Croazia, la Grecia e la Turchia, mentre non era applicabile alla maggior parte dei paesi del litorale sud del Mediterraneo. L’UNEP promosse al contrario un approccio più flessibile ed inoltre basato su scenari di sviluppo di un turismo multi-settoriale, che prenda in considerazione i punti di vista sia di coloro che gestiscono lo sviluppo che degli ecologisti.

Sulla base di questa definizione della TCCA, lo sviluppo sostenibile diviene dunque il suo comune derivato. La comprensione di cosa rappresenti la valutazione della capacità di carico nel settore del turismo si è evoluta negli ultimi anni, passando dall’orientamento a parametri fisici ed ecologici facilmente misurabili all’utilizzo di parametri socio-demografici e socio-culturali assolutamente non facile da misurare.

Con l’incremento del ruolo di amministrazione nella pianificazione dello sviluppo turistico, soprattutto attraverso misure economiche incentivanti o restrittive (politiche di tassazione, costruzione di ampi sistemi infrastrutturali) è cresciuta l’importanza dei parametri politici ed economici e il trattamento degli stessi nella determinazione della capacità di carico, soprattutto nei paesi del Mediterraneo caratterizzati da basso o medio sviluppo, ai quali si rivolgevano in primo luogo le Linee-guida elaborate dall’UNEP. Questo elemento di innovazione fu testato per la prima volta nello studio realizzato nell’Isola di Rodi, in Grecia.

L’Analisi della Capacità di Carico Turistica a Rodi può essere considerata il primo caso di studio risultante dalla definizione finale della metodologia dell’UNEP (in seguito alla quale vennero elaborate le “Linee-guida per l’Analisi della Capacità di Carico Turistica nelle aree costiere del Mediterraneo”); inoltre, un’ulteriore innovazione introdotta si basava sulla proposta di avere due scenari di sviluppo equamente trattati, considerati come forma di sviluppo turistico intensivo ma controllato. 

Attualmente, l’Analisi della Capacità di Carico Turistica rappresenta una delle maggiori tecniche di pianificazione e gestione delle destinazioni turistiche. Essa ha l’obiettivo di determinare lo scenario di sviluppo auspicabile, ossia l’uso ottimale delle risorse del territorio. Esistono numerosi esempi di destinazioni turistiche dove la capacità di carico è stata largamente superata, con conseguente degrado delle attrazioni naturali e culturali e indebolimento del mercato turistico. È divenuto ormai chiaro come le libere imprese e i meccanismi di mercato, quando privi di un’attiva politica di pianificazione e protezione, agiscano negativamente sull’ambiente, fino a costituire la diretta causa del calo di interesse di alcune destinazioni da parte del mercato turistico.

Sebbene il concetto di TCCA proposto dalle Linee-guida dell’UNEP rappresenti una struttura che meglio si adatta a tutto il Mediterraneo, alcuni studi elaborati sulla metodologia antecedente a quella dell’UNEP, come quelli realizzati a Calvià e nell’Isola di Malta, si dimostrarono comunque come casi di successo.

La municipalità di Calvià rappresenta infatti uno dei casi più avanzati di sviluppo di un programma di turismo sostenibile nel Mediterraneo. Il primo risultato, dopo cinque anni di attività, fu, ad esempio, la demolizione degli alberghi lungo la costa e la costruzione di viali a protezione di quelle aree sensibili. Lo studio della TCCA a Calvià dimostrò lo status quo che molte destinazioni turistiche in tutto il Mediterraneo avevano in comune: questo fece assumere come molte delle soluzioni e degli obiettivi derivati dall’esperienza di Calvià potessero avere ampia applicazione.

Con lo sviluppo degli studi della TCCA, altre motivazioni, non sempre descritte all’inizio dell’analisi, divennero essenziali e strategiche. In molti casi quella che sembra essere una delle più importanti motivazioni alla base dell’applicazione della metodologia della TCCA è l’allungamento della stagione turistica, con il fine di raggiungere idealmente una stagione che duri tutto l’anno. Un’altra motivazione forte è lo sviluppo di una metodologia che analizzi scientificamente il settore turistico nel lungo periodo e che nello stesso tempo coinvolga con successo tutti gli stake-holder, al fine di favorire e garantire la formulazione e l’implementazione di un efficiente piano di sviluppo sostenibile del turismo.

È cresciuta nel tempo la volontà politica di realizzare lo studio della TCCA, come dimostrano i casi di Rimini, Malta e Calvià, destinazioni che ebbero come diretto risultato dello studio la limitazione della propria capacità di carico. In questi territori, gli attori locali (le comunità locali che non accettavano il turismo di massa) insieme agli imprenditori incoraggiarono uno sviluppo del turismo più sostenibile. Ad esempio, il fatto che l’economia maltese dipendesse dal settore turistico portò automaticamente alla necessità di un’appropriata pianificazione.

Durante la preparazione degli studi della TCCA con l’utilizzo della metodologia dell’UNEP, le esperienze realizzate in due destinazioni turistiche mature, come Malta e Rimini, hanno fatto emergere alcuni questioni alle quali tale metodologia si propone di fornire una risposta. Secondo le Linee-guida dell’UNEP, la TCCA necessita, nell’implementazione in aree sviluppate, di essere arricchita di nuovi elementi capaci di anticipare le richieste da esse provenienti. Non esistono chiaramente delle regole stringenti o delle formule per valutare la capacità di carico di una destinazione turistica, poiché ogni area ha delle proprie specifiche caratteristiche.

È dunque necessario promuovere la TCCA come la metodologia applicabile in tutto il Mediterraneo e comune framework all’interno del quale altri strumenti di sviluppo, come gli indicatori di turismo sostenibile, possono essere inclusi.

È dunque necessario incorporare la TCCA nella pianificazione del turismo e nella gestione del processo. La TCCA è infatti da considerarsi come una serie di istruzioni per la formulazione di piani di sviluppo turistico ai diversi livelli. Esperienze passate, nelle regioni costiere in particolare, hanno dimostrato che i settori pubblico e privato beneficiano ugualmente dall’implementazione della metodologia: gli interessi del settore pubblico, nella protezione delle risorse del turismo, e quelli degli imprenditori, nella difesa del mercato e del profitto, nel lungo periodo finiscono infatti per coincidere.







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